Kaukana …

17/04/2026

Kaukana (o Caucana), (Καυκάνα in greco antico), un’antica città portuale del periodo tardo antico e bizantino in Sicilia, è una località marinara del comune di Santa Croce Camerina.

La città antica, nota per i suoi scavi archeologici, si trova a poche centinaia di metri da Punta Secca, a pochi chilometri da Marina di Ragusa.

L’area archeologica di Kaukana comprende un insediamento di epoca tardo antica costituito da poco meno di trenta edifici. Essi sono dislocati lungo un basso crinale costiero che si estende per circa 700 m in senso est-ovest, separando la spiaggia dall’entroterra, nel tratto immediatamente a est dell’attuale Punta Secca. Il nucleo principale dell’area archeologica è incluso nel parco, mentre altri edifici si trovano isolati tra le abitazioni di villeggiatura o compresi tra il lungomare e la spiaggia.

Il nome tradizionale della contrada è “Anticaglie”, significativo riferimento alla consapevolezza, sin dai tempi più remoti, della presenza di resti archeologici nell’area. Le prime notizie del sito risalgono alla metà del XVI secolo, quando il frate domenicano Tommaso Fazello, considerato il padre della storia e dell’archeologia siciliana, lo citò nella sua opera più importante, il De rebus siculis, pubblicato nel 1558. Già in questa prima citazione, il Fazello propose di identificare il sito con l’antico porto di Kaukana citato dalle fonti antiche. Tra gli illustri visitatori del sito, vi furono anche il principe Ignazio Paternò Castello nel Settecento e il famoso archeologo A. Evans alla fine dell’Ottocento. L’identificazione con Caucana fu successivamente accettata da altri illustri studiosi come Julius Schubring, nella seconda metà dell’Ottocento, e inoltre Paolo Orsi e Biagio Pace. Paolo Orsi, in particolare, da Soprintendente alle antichità di Siracusa, effettuò diversi sopralluoghi nell’area tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento e la sottopose a vincolo di legge, senza tuttavia mai intraprendere scavi archeologici.

Dopo Orsi sul sito di Kaukana calò un silenzio ininterrotto fino alla fine degli anni 1950. Agli inizi degli anni 1960, con l’inizio della lottizzazione per la realizzazione di case di villeggiatura, si pose il problema di salvare gli edifici antichi dall’attività edilizia circostante. Si effettuarono pertanto degli scavi per mettere alla luce i resti antichi ed evitare così che fossero coperti o distrutti dalle nuove costruzioni. Il primo a effettuare saggi di estensione limitata, tra il 1959 e il 1963, fu l’ingegnere Cesare Zipelli, ispettore onorario della soprintendenza e villeggiante nell’area. In seguito, tra il 1964 e il 1972 l’archeologa P. Pelagatti effettuò ulteriori scavi di estensione più ampia che hanno consentito di portare alla luce la gran parte degli altri edifici oggi noti. Le ricerche furono molto impegnative, perché condotte lentamente a causa della difficoltà di individuare i materiali minuti e di distinguere i livelli stratigrafici nel deposito sabbioso.

Ulteriori ricerche, in particolare nella chiesa, sono state effettuate in anni più recenti da Giovanni Di Stefano. A partire dagli inizi degli anni 1970, inoltre, si è proceduto alla progettazione e all’allestimento del parco, che oggi si estende per circa 3 ettari e comprende 11 edifici che costituiscono il nucleo più importante dell’insediamento. Del parco è al momento visitabile solo la parte orientale.

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